Nel mondo della Formula 1 un decennio offre l’impressione di guardare epoche storiche estremamente lontane tra loro. Dal 2016 ad oggi, infatti, sono stati tantissimi i cambiamenti nelle monoposto che sfrecciano tra i circuiti di Montecarlo, Las Vegas e San Paolo. Power unit ibride sempre più potenti, sistemi di recupero dell’energia cinetica e termica, motori turbocompressi, soluzioni aerodinamiche sempre più incisive sulle prestazioni e tanto altro. Una rivoluzione, anno dopo anno, che ha fatto sempre storcere il naso ai puristi di questo sport, ma che invece, dall’altra parte viene accettata come parte integrante dell’identità moderna della categoria.
La rivoluzione del 2014: da V8 a power unit ibride
La grande rivoluzione della Formula 1 arriva con le modifiche regolamentari del 2014, quando in Formula 1 si utilizzavano motori aspirati V8 da 2,4 litri che raggiungevano i 18.000 giri al minuto. Dal 2014, il regolamento ha imposto la transizione a power unit ibride composte da un motore endotermico V6 turbo da 1,6 litri, un sistema MGU-K (Motor Generator Unit Kinetic) per il recupero di energia in frenata e un sistema MGU-H (Motor Generator Unit Heat) per il recupero dal turbocompressore. La potenza complessiva del sistema si è attestata intorno agli 800-1000 cavalli, con un’efficienza termica decisamente superiore rispetto ai propulsori precedenti.
L’evoluzione nei dieci anni successivi
Tra il 2014 e il 2026 le power unit sono diventate sempre più raffinate. L’efficienza termica dei migliori propulsori ha superato il 50%, un traguardo considerato irraggiungibile fino a pochi anni fa. Mercedes ha dominato il primo ciclo regolamentare fino al 2021, anche grazie a un motore di caratura superiore. Honda ha costruito nel tempo una power unit sempre più competitiva, che ha contribuito ai titoli mondiali di Max Verstappen in Red Bull. E la Ferrari, invece, dopo anni di difficoltà è riuscita a recuperare terreno molto lentamente, solo nella seconda metà del decennio.
La controversia e il dibattito nel paddock
L’introduzione dei motori ibridi ha generato polemiche tra gli addetti ai lavori, dai piloti agli ingegneri, fino a giornalisti e dirigenti. Da una parte c’è l’ala critica, la quale ha sottolineato l’estremo distacco da una Formula 1 romantica, legata al passato, con sound del motore decisamente diverso e meno importante rispetto a un tempo e considerata parte fondamentale dello spettacolo della F1, così come il fatto che una eccessiva complessità tecnica favorisca i team con maggiori risorse economiche. Bernie Ecclestone, per anni timoniere della Formula 1, si è espresso più volte contro il cambio regolamentare. Dall’altra parte ci sono invece i sostenitori di questo cambiamento, che invece evidenziano il valore tecnologico trasferito all’industria automobilistica civile, così come la necessità di rinnovarsi rispetto al contesto storico e soprattutto il fatto di aggiornarsi anche in termini di sostenibilità ambientale ed economica.
I nuovi regolamenti dal 2026
E ovviamente i regolamenti continuano a cambiare di anno in anno. Dal 2026, da esempio, la Formula 1 ha introdotto un nuovo ciclo regolamentare che porta la quota di potenza elettrica al 50% del totale. Viene eliminato l’MGU-H, semplificando le power unit e abbassando i costi di sviluppo. Il cambiamento è pensato per favorire l’ingresso di nuovi costruttori. È successo proprio con gli ingressi di Audi e Cadillac, quando nel frattempo anche altri produttori stanno comunque sondando il terreno. Poco importa, però, ai tifosi quali siano con esattezza le caratteristiche tecniche delle monoposto dei loro beniamini. I grandi maghi del volante sembrano ottenere consensi a prescindere, nel corso della stagione diventano sempre più protagonisti delle speculazioni dei media e chi sa come funzionano i siti di scommesse e in generale il mondo dei pronostici può immaginare i dibattiti che nascono tra gli appassionati nell’indicare come favorito un pilota piuttosto che un altro.
Il lascito tecnologico delle power unit ibride
Ma indipendentemente dalle polemiche, i motori ibridi della F1 hanno contribuito allo sviluppo di tecnologie oggi presenti sulle auto di serie. I sistemi di recupero dell’energia in frenata, in forme semplificate, sono alla base dei powertrain ibridi di molti costruttori. Un giorno, chissà, le auto che vediamo in giro per le nostre strade finiranno nel museo dell’automobile di Torino perché oggi la F1 sta dimostrando che l’ibridizzazione non è incompatibile con le prestazioni estreme, ma anzi contribuisce a normalizzare culturalmente la transizione verso motorizzazioni più efficienti ed ecologici in tutto il settore automotive.













































